Lara
Lara sapeva parlare. Tutti nel villaggio ne erano a conoscenza.
Spesso bussavano alla sua porta solo per sentirla parlare.
Era giovane, ma non troppo. Pensava di avere trovato un equilibrio ma vigilava sempre. Quando non parlava, Lara pensava.
Un giorno arrivò nel villaggio un uomo che aveva sentito parlare di lei. Faceva parte del gruppo inquisitorio del nuovo re. Doveva occuparsi di dar la caccia alle streghe, insomma. Aveva da tempo capito che la menzogna era l’arma migliore.
Bussò alla porta.
<<Buongiorno signora, ho sentito molto parlare di lei. Sono qui perché ho avuto una tragedia in famiglia.. è venuta a mancare mia moglie.>>
<<Non mi occupo più di queste cose. Entri.>>
<<In che senso non si occupa più di queste cose?>>
<<Lo facevo un tempo, diversi anni fa. Bussavano alla mia porta uomini e donne inconsolabili che cercavano consolazione nelle mie parole. Ero ingenua, credevo davvero di poter cambiare il mondo. Ero anche un po’ perversa, se vogliamo. Mi nutrivo del dolore di queste persone, lo masticavo, lo assimilavo e lo risputavo fuori sotto forma di parole. Quando queste persone uscivano da casa mia, credevano davvero di essere guarite. Ma era solo una parvenza, le mie parole non erano davvero consolatorie. Era una pratica anche crudele, se vogliamo, essi nel giro di poco, pochissimo tempo risprofondavano nel buio. Qualcuno tornava da me e si instillava un rapporto di dipendenza. Vedevo che non riuscivano più a camminare con le loro gambe, ma dentro di me ero convinta che fosse la cosa giusta. Dopotutto avevano bisogno di un sostegno. Probabilmente era la via più semplice e l’ho scelta per questo.>>
<<Lei quindi ammaliava le persone con le sue parole, le stregava?>>
<<Sì, è esatto. Non ho mai usato formule magiche però. Usavo altri tipi di formule, frasi trite e ritrite. Amavo il loro suono. Mi rendevo conto del loro potenziale, mi rendevo conto dell’effetto che avevano sulle persone. Comunque non lo facevo per i soldi. Credo che il fascino maggiore lo esercitasse proprio la sensazione di essere indispensabile. Ero diventata una dipendenza, una droga. E sa qual è la cosa divertente? Che anch’io, senza rendermene conto, ero diventata dipendente. Avevo bisogno di tutte quelle persone che venivano a trovarmi, mi portavano doni, mi ringraziavano. E avevo bisogno di me stessa. Qualsiasi essere umano ha bisogno di se stesso, potrebbe obiettare lei. E io le risponderei che ha perfettamente ragione, ma vede, il mio bisogno era diverso. Era ossessivo, compulsivo. Distruttivo. >>
Fino a quel momento, Lara e l’uomo sconosciuto erano rimasti a parlare in piedi, davanti alla porta. Solo allora Lara fece un cenno, e l’uomo la seguì. Si sedette su una vecchia poltrona, e lei gli offrì qualcosa da bere.

<<Come se n’è resa conto? Come ha capito che stava sbagliando?>> disse l’uomo dopo un paio di minuti di perfetto silenzio.
<<Suonerà ridicolo, ma è stato proprio grazie a una vecchia strega. So chi è lei, nel villaggio non si parla d’altro. Stia attento al bicchiere, o rovescerà tutto a terra. Credeva davvero di poter viaggiare in incognito? Comunque io non credo nella magia, non ci ho mai creduto. Quelle che lei chiama streghe sono solo persone che hanno capito qualcosa in più di noi sugli esseri umani. Sanno come condizionarli psicologicamente. Oppure, molto più semplicemente, sanno come usare le piante, sanno manipolare la natura. Se il re fosse saggio chiederebbe loro di mettersi al suo servizio, non le perseguiterebbe di certo. In futuro probabilmente sarà così, ma non sarà comunque un bene per l’umanità. I re saranno furbi, più che saggi. Scusi, mi sono interrotta. Riprenderò il racconto. Un paio d’anni fa questa vecchia strega, che era di certo più acuta di me e lei messi insieme, mi ha sfidata a bere una delle sue cosiddette pozioni. Diceva che avrei ricevuto l’illuminazione. Come le ho già detto non credevo nella magia, e ho accettato. Appena ho mandato giù quel liquido denso e ambrato, mi sono sentita svenire. Quando ho riaperto gli occhi, la strega era scomparsa e io ero riversa sul tappeto. Ho provato ad urlare, ma non riuscivo ad emettere suono. Quello che avevo bevuto mi aveva paralizzato le corde vocali. Non so se ha letto Dante, ma quella punizione rappresentava il mio contrappasso. I primi due giorni furono un inferno, piangevo e pensavo al peggio. Poi mi sono rassegnata. Non ho mai più cercato quella vecchia strega perché dentro di me sentivo che la colpa era stata mia. Mi ero fidata e avevo sbagliato. Sa cos’è successo poi? Che un giorno, così, dal nulla, mi son messa a riflettere! Non mi era mai accaduto prima di attraversare così in profondità gli abissi della mia anima. Ho riflettuto per ore e ore, come se fossi in trance. Ho ripercorso tutta la mia vita, le mie scelte, i miei errori, Ho ripensato a tutto con lucidità. E ho deciso di cambiare.>>
L’uomo risalì alla superficie. In presenza di Lara si era sentito come sott’acqua. Ora che la luce del sole lo bagnava di nuovo gli sembrava tutto molto più lucido.
Non avrebbe archiviato il caso. Quella donna lo aveva sedotto, stregato, non c’era ombra di dubbio. L’indomani mattina avrebbe mandato qualcuno a prenderla.
Avrebbe archiviato il caso. Quella donna tutto sommato aveva fatto del bene, non c’era ragione di punirla. E anche se lei sosteneva di avere sbagliato, si era comunque ravveduta. Lara andò a dormire tranquilla. Si sentiva nel giusto e sapeva che non doveva preoccuparsi. Ancora non sapeva che l’indomani la vecchia strega avrebbe nuovamente bussato alla sua porta.
Avrebbe archiviato il caso, non c’era ombra di dubbio. Anzi, forse avrebbe dovuto proporre questa donna per un’onorificenza, dopotutto era una benefattrice. Ci avrebbe pensato su. Nel frattempo Lara, alla finestra, lo guardava allontanarsi e sogghignava soddisfatta. Ci era cascato.
Lara sapeva parlare. Tutti nel villaggio ne erano a conoscenza.
Spesso bussavano alla sua porta solo per sentirla parlare.
Era giovane, ma non troppo. Pensava di avere trovato un equilibrio ma vigilava sempre. Quando non parlava, Lara pensava.
Un giorno arrivò nel villaggio un uomo che aveva sentito parlare di lei. Faceva parte del gruppo inquisitorio del nuovo re. Doveva occuparsi di dar la caccia alle streghe, insomma. Aveva da tempo capito che la menzogna era l’arma migliore.
Bussò alla porta.
<<Buongiorno signora, ho sentito molto parlare di lei. Sono qui perché ho avuto una tragedia in famiglia.. è venuta a mancare mia moglie.>>
<<Non mi occupo più di queste cose. Entri.>>