postato da araihc alle ore 17:33
martedì, 29 aprile 2008

Futuro

Questo semestre frequento solo un corso. Sei ore in tutto.

Mi fanno sempre uno strano effetto i nomi dei corsi universitari. Nello specifico, questo si chiama "Pedagogia dell'animazione". E non è come credete voi!! So cosa vi state immaginando: una prof giovane e carina che sposta i banchi, mette su una cassetta e c'insegna qualche ballo di gruppo.

Beh, a dir la verità la prof è giovane e carina, e sposterebbe volentieri i banchi se non fossero inchiodati. Però non ci fa certo ballare. Il titolo del corso, per essere più fedele al contenuto, dovrebbe essere tipo:

Filosofia estetica nella letteratura, nel cinema e nelle arti visive.
Una prospettiva pedagogica.

Molto ma molto più interessante, non trovate?!

Anche perchè la prof si è nutrita a pane e Franzini (docente di Estetica in Statale, nonché uno dei maggiori capoccioni del ramo, credo) e nelle sue lezioni si sente!

Beh, e chissenefrega, direte voi. Ammesso e non concesso che siate interessati ai miei fatti personali, potreste essere lievemente turbati da queste divagazioni.

In realtà il motivo per cui dedico spazio a queste cose è molto semplice: sento il bisogno di parlarne. Forse perchè al momento queste sei ore a settimana rappresentano ciò che in assoluto mi dà più stimoli. Non tanto per i compagni anche se è gradevole, per una volta, ritrovarsi in un gruppo più piccolo e imparare a riconoscerne tutti i visi. E' proprio qualcosa del corso in sè che mi tocca dentro. Mi sento nutrita.

Mi sto prosciugando, Milano mi sta facendo appassire ogni giorno di più. Fino a ieri pensavo che l'unica soluzione fosse partire, almeno per un po'. Queste poche ore invece mi spingono a cercare un senso qui. Mi danno nuova linfa vitale. Mi aprono nuove prospettive, e mi ricordano vecchie strade prima intraprese e poi abbandonate. Non saprei spiegarvi perchè. E' solo un corso, dopotutto.

Eppure è così. E' come se tutto ciò che amo fosse lì riunito, come se vi fosse davvero nascosta la chiave per uscire da questo periodo stagnante e soffocante, privo di stimoli.

Filosofia estetica nella letteratura, nel cinema e nelle arti visive.
Una prospettiva pedagogica.

Non so cosa voglio fare "da grande". Però, ora più che mai, ho capito che non posso permettermi di tagliar fuori nessuna di queste parole.

Permalink ? commenti (4)?commenti (4)(popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 12:31
venerdì, 25 aprile 2008

Amélie Nothomb: Metafisica Dei Tubi

Devo assolutamente leggere questo libro meraviglioso!! Ieri, durante una lezione universitaria, mi è stato letto l'incipit e sono rimasta senza parole. Purtroppo non sono riuscita a trovare tutto il brano, quindi posterò due spezzoni. Durante la lettura tenete presente che si tratta di un'autobiografia, non è un racconto teologico. Secondo me lei è stata assolutamente geniale!

In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.

Dio aveva gli occhi perennemente aperti e fissi. Se anche fossero stati chiusi, nulla sarebbe comunque cambiato. Non c'era niente da vedere e Dio non guardava niente. Era pieno e denso come un uovo sodo, di cui possedeva anche la rotondità e l'immobilità.

Dio era soddisfazione assoluta. Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Dio non viveva: esisteva.

L'esistenza non aveva avuto per lui un inizio percettibile. Alcuni grandi libri esordiscono con frasi a tal punto poco chiassose che le dimentichiamo quasi immediatamente, rimanendo con l'impressione di essere impegnati in quella lettura dalla notte dei tempi. Allo stesso modo era impossibile rilevare il momento in cui Dio aveva iniziato a esistere. Era come se esistesse da sempre.

Dio non possedeva linguaggio e, di conseguenza, non possedeva pensiero. Egli era sazietà ed eternità. Il che dimostrava, incontestabilmente, che Dio era Dio. E questa evidenza non aveva la minima importanza, poiché Dio se ne infischiava altamente di essere Dio.

Gli occhi degli esseri viventi possiedono la più straordinaria delle proprietà: lo sguardo. Nulla è più eccezionale dello sguardo. Quando parliamo delle orecchie delle creature non diciamo che hanno un 'ascoltardo', oppure, delle loro narici, che hanno un 'sentardo' o un 'annusardo'.

Cos'è lo sguardo? È qualcosa di inesprimibile. Nessuna parola esprime, neanche lontanamente, la sua strana essenza. Eppure lo sguardo esiste. Poche sono le realtà che hanno un tale livello di esistenza.

Che differenza c'è fra occhi che possiedono uno sguardo e occhi che ne sono sprovvisti? Questa differenza ha un nome: si chiama vita. La vita inizia laddove inizia lo sguardo.

Dio non aveva sguardo.

Dio aveva tre sole occupazioni: la deglutizione, la digestione e, conseguenza diretta, l'escrezione. Queste attività vegetative attraversavano il corpo di Dio senza che lui se ne accorgesse. Il cibo, sempre lo stesso, non era eccitante al punto che lui lo notasse. E quanto al bere, non era diverso. Dio apriva tutti gli orifizi necessari al passaggio degli alimenti, solidi e liquidi.

Ecco perché, a questo stadio della crescita, chiameremo Dio il tubo.

Esiste una metafisica dei tubi. Slawomir Mrozek ha scritto sui tubi flessibili parole che non si sa se siano di una perturbante profondità o magnificamente deliranti. Forse sono tutto questo insieme: i tubi sono straordinari miscugli di pieno e di vuoto, sono materia cava, una membrana di esistenza che ricopre un fascio di inesistenza. Il tubo flessibile è la versione molle del tubo. Eppure, la mollezza di cui è dotato non lo rende meno enigmatico.

Dio possedeva la flessibilità di quest'ultimo e al tempo stesso giaceva rigido e inerte, confermando così la sua natura di tubo. Sperimentava la serenità assoluta del cilindro. Filtrava l'universo e non tratteneva niente.

*********

Dio sa che dopo il viso cercherà di tendere una mano verso di lui. Ci è abituato: gli adulti avvicinano sempre le loro dita alla sua faccia. Decide che morderà l'indice della sconosciuta. Si prepara.
Appare infatti una mano nel suo campo visivo, ma - stupore! - ha una barretta biancastra tra le dita. Dio non ha mai visto una cosa del genere e si dimentica di gridare.
- E' cioccolato bianco del Belgio, - dice la nonna al bimbo che ha appena scoperto.
Di queste parole Dio capisce solo 'bianco': sa cos'è, l'ha visto sul latte e sui muri. Gli altri vocaboli gli sono sconosciuti: 'cioccolato' e soprattutto 'Belgio'. Intanto la barretta è accanto alla bocca.
- Si mangia, - dice la voce.
Mangiare: Dio sa cos'è. E' una cosa che fa spesso. Mangiare è il biberon, il puré con pezzetti di carne, la banana schiacciata con la mela grattugiata e il succo d'arancia.
Mangiare ha un odore. Questa barretta biancastra ha un odore che Dio non conosce. Ed è migliore del sapone e della pomata. Dio ne ha paura e voglia allo stesso tempo. Smorfia di disgusto e acquolina in bocca.
Con un'impennata di coraggio acchiappa la novità coi denti, la mastica, ma non serve: si fonde sulla lingua, tappezza il palato, gli riempie la bocca - e accade il miracolo.
La voluttà gli dà alla testa, gli lacera il cervello e vi fa rimbombare una voce che non aveva mai sentito prima:
"Sono io! Sono io, vivo! Io parlo! Non sono né 'egli' né 'lui', io sono io! Non dovrai più dire 'egli' per parlare di te, dovrai dire 'io'. E io sono il tuo migliore amico: io ti procuro il piacere."
E' stato allora che sono nata, nel febbraio del 1970, all'età di due anni e mezzo, sulle montagne del Kansai, nel villaggio di Shakugawa, sotto gli occhi di mia nonna paterna, per grazia del cioccolato bianco.
 

Permalink ? commenti (3)?commenti (3)(popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 13:52
venerdì, 18 aprile 2008

Se non avessi perso il treno.....

Non avrei collezionato 7 quadrifogli

Non avrei colorato l'agenda tra le margherite

Non avrei salutato una mia vecchia prof

Non avrei guardato la realtà con una nuova consapevolezza

Non avrei corrotto Andre

Non ci saremmo addentrati in discorsi preziosi

Non avrei riso fino alle lacrime nè mi sarei rotolata sul pavimento cercando di smettere

Non avrei bisogno di ripetizioni da un bambino di prima elementare sull'ortografia della parola "CIAO"

Non avrei visto Giada di ottimo umore

Non avrei ascoltato con un trasporto diverso una certa canzone di Alanis

JP0701~Lupo-nordamericano-Posters

"E' un po' come quando assaggi un cioccolatino meraviglioso...
Da una parte ringrazi la vita per averti donato tanto, dall'altra la detesti perchè sai benissimo che nessun cibo avrà mai più lo stesso sapore..."

 

Permalink ? commenti (2)?commenti (2)(popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 12:00
lunedì, 14 aprile 2008

Piccoli Appunti...

Appunto Numero Uno: in questi giorni, per la prima volta nella mia vita, mi sta capitando di andare a lavorare per dovere e non per piacere. Per la prima volta, lavoro solo perchè so che in cambio mi daranno dei soldi. Ed è una sensazione estremamente sgradevole che spero utopisticamente di non provare mai più.

Appunto Numero Due: a proposito di lavoro e piacere, come mi son pentita di non essermi proposta come scrutinatrice o segretaria di seggio a questo turno elettorale! Adoro questo tipo di lavoro!! S'incontrano le persone più.. ehm.. bizzarre del quartiere. Ci s'imbatte in vecchi compagni di scuola o in persone che non vorresti mai più rivedere. Si dibatte con gli altri scrutatori e si litiga per i turni da fare all'ora di pranzo. Si conoscono persone potenzialmente interessanti. Insomma, è una sorta di circo che quest'anno mi son lasciata sfuggire.. peccato!

Appunto Numero Tre: qualcuno si chiederà "ma perchè te lo sei lasciata sfuggire?". La verità è che ieri sera dovevamo replicare uno spettacolo teatrale. Ebbene (potere dell'Energia?) il teatro in cui dovevamo recitare è fallito e ha cancellato la rassegna. Tutto bene! I più sgamati però mi diranno "ma perchè allora non ti sei presentata lo stesso come sostituta? Tanto c'è sempre qualcuno che dà forfait..". La risposta è semplice, e c'è sempre di mezzo il teatro. Avevo promesso ad Andre di accompagnarlo a Reggio Emilia, a una premiazione. Un mesetto fa avevano partecipato al concorso "Il teatro (va...) a scuola" e sabato sera si sono portati a casa nove Nomimation e tre premi: "Miglior Regia", "Miglior scenografia" e "Miglior attore protagonista". Curioso, quest'anno non avevo recitato e sono andata alla premiazione. L'anno scorso invece avevo anche una delle parti principali ma la "Serata di Gala" ero allegramente a Berlino, e pure con altre teatranti! E, ironia della sorte, con quello spettacolo abbiamo anche vinto il primo premio! Quando si dice la sfiga..!!

Appunto Numero Quattro: ve la butto lì così: ogni essere umano, almeno una volta nella vita dovrebbe, in ordine casuale
- Leggere la saga di Harry Potter
- Guardare Lost (e chi pensa che siano due commercialate è perchè non ci si è mai imbattuto. In questo caso se NON lo conosci lo eviti e viceversa)
- Andare a un concerto di L'Aura. Quella santa donna ha una voce indescrivibile! Come scrive Manuel nel suo blog, quando la senti cantare dal vivo non puoi non innamorartene. E lui fino a un paio di giorni fa rientrava nella categoria dei "profani" e conosceva giusto qualche canzone. Ma è così, e non solo per la voce. Emana un'energia preziosa e difficile da trovare altrove, di questi tempi.

Appunto Numero Cinque: in realtà non ho più nulla da dire..

Appunto Numero Sei: però non posso permettermi di chiudere un post col numero quattro!

Appunto Numero Sette: Andre e la sua numerologia non me lo perdonerebbero mai!

 

Permalink ? commenti (1)?commenti (1)(popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 02:12
domenica, 13 aprile 2008

I Giardini Di Marzo

(Ritorno da Reggio Emilia) 

Il carretto passava e quell'uomo gridava "gelati!"
al ventuno del mese i nostri soldi erano già  finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
e la sera al telefono tu mi chiedevi
perchè non parli

Che anno è
che giorno è
questo è il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi
non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima
cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove scorrono dolcissime
le mie malinconie 
 
L'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere
quello ancora non c'è...
I giardini di Marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti
tu muori...
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri

Che anno è
che giorno è
questo è il tempo
di vivere con te
le mie mani come vedi
non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima
cieli immensi e immenso amore
e poi ancora ancora amore
amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime
le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere
quello ancora non c'è...
quello ancora non c'è...

 

Permalink ? commenti (2)?commenti (2)(popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 21:58
giovedì, 10 aprile 2008

Teatro del giovedì coi bambini: nè più nè meno che una X, come sempre

Poi però leggo un testo. L'ha scritto un bambino di 10 anni.

"...e grazie al teatro noi pensiamo diversamente
e vediamo diversamente
e di volta in volta
cambiamo
e tutto
si sperimenta
si conosce
si vede
in modo diverso.
Con gli occhi più aperti
si vede che la vita che è dentro di noi
brilla e riluce quanto il teatro
produce e crea"

E penso che questo è l'unico mestiere che vorrei fare.

Ho bisogno di farmi sorprendere.

Come oggi, da Monica. Come sempre, da Monica.

Purtroppo solo gli esseri umani riescono a sorprendermi davvero.

Sto lavorando part-time in una segreteria e, ovviamente, mi annoio a morte.

I numeri non fanno per me. La carta e i computer nemmeno.

Mi sento un Dissennatore. Ho bisogno di nutrirmi di emozioni altrui.

 

Permalink ? commenti ?commenti (popup)
categoria :

postato da araihc alle ore 16:24
martedì, 01 aprile 2008

Medèn

- Lei fa tutto "quasi"? Anch'io. Ma nel mio "quasi" c'è un'impossibilità, nel suo c'è una scelta, una noia, un'insufficienza. Lei è qualche volta "quasi" solo?

- Proprio così.

- Io no. Io sono solo in un modo diverso da lei. Lei vaga in una grande stanza con una porta in fondo, l'uscita dalla sua solitudine. Qualche volta vede la porta ma fa finta di niente, continua a vagare e lamentarsi e dire a se stesso: sarò sempre solo. Io invece vago in una stanza senza porte. Posso tutt'al più sognare una porta.

- Non sei Pilar.

- Sai chi sono. Promettimi che sarai felice. Che ti farai sorprendere dall'allegria. Non dire che parlo di cose che non conosco. Nel mio buio ogni libro mi fece sperare, dalla mia finestra immaginai felice ogni quotidiana, umile conversazione. Anch'io ho conosciuto gioia ed allegria, meno di quanto volevo e di quanto avevo bisogno. Ma questa è malattia di tutti. Promettimi che mi dimenticherai qualche volta. Prometti di non dimenticarmi.

- Chi sei?

- Un diseredato senza ricchezza. Un bifolco, con uno spietato padrone. Ma non sarò un'ombra che si spegne. Sono stato vivo fino alla fine.

(tratto da "Achille Piè Veloce" di Stefano Benni)

Permalink ? commenti (4)?commenti (4)(popup)
categoria :