
Chinaski: ciao!
Cassiera: umpf.
Chinaski: mi dai una borsa?
La cassiera borbotta qualcosa di incomprensibile. Chinaski capisce “una borsa?” e risponde di conseguenza.
Chinaski: sì, una.
La cassiera lo guarda come Chinaski guarderebbe la cassiera se non avesse bisogno di lei per uscire dal supermercato con la spesa.
Cassiera: ho detto se ha la nostra tessera.
Chinaski: ah. No.
La cassiera gli dà la borsa. A questo punto, il cervello di Chinaski si sente umiliato per quell’errore di comprensione. Comincia un fitto dialogo tra i due.
Cervello di Chinaski: è finita.
Chinaski (infilando la spesa nella borsa): ma dai! Per così poco…
Cervello: sono un fallito. Non capisco le parole.
Chinaski: ha parlato a bassa voce.
Cervello: un tempo l’avrei capito. Era facile.
Cassiera: sono 32 euro e 15 centesimi.
Cervello: occhio che devi pagare.
Chinaski (sempre impegnato con la spesa): sì, vado. Quanto ha detto?
Cervello: boh. Ventidue euro e qualcosa.
Chinaski porge una banconota da venti e una da cinque. Sorride.
Cervello: aspetta, forse era…
Cassiera: No. Sono trentadue e…
Chinaski: cosa?
Cervello: sono un fallimento.
Chinaski: non parlavo con te.
Cassiera: …quindici centesimi.
Cervello: dai quindici centesimi alla troia.
Chinaski, confuso, dà alla cassiera altri venti euro.
Cassiera: non ha quindici centesimi?
Cervello: non darglieli!
Chinaski: ehm. No.
Dal portafogli gli cade una manciata di monetine da cinque e dieci centesimi. La cassiera ne raccoglie un paio e scuote la testa come a dire, testualmente, che stronzo.
Cervello: sempre peggio. Ora ti odia.
Chinaski: andiamocene via.
Cervello: prendi lo scontrino, almeno.
Chinaski prende lo scontrino e abbandona la cassa. Si sente già meglio, arriva fino agli ascensori.
Cervello: l’hai presa tu, la spesa?
Chinaski: ma porca…
Cassiera (correndo verso Chinaski con la spesa): signore!!!
Cervello: oddio, che figura. Sento che sto per farmela addosso. Ti ha chiamato signore? Te l’avevo detto di farti la barba. Che giornata terrib…
Chinaski: per l’amor di Dio, zitto! Ehm, grazie, grazie.
La cassiera porge la spesa. Chinaski la prende e poi entra in ascensore, pestando un piede a una signora.
Le porte dell’ascensore si chiudono.
Per evitare questi drammatici episodi, ho dovuto elaborare una linea di comportamento basata su una semplice regola: qualsiasi cosa succeda, fingi di averla voluta.
Questo sistema riesce a sedare il mio cervello, che ultimamente ha imparato a mantenere la calma in ogni momento. È possibile dunque rivedere la situazione precedente, come andrebbe oggi, tenendo conto che gli errori, per quanto esposti in sequenza, sono da considerarsi isolati.
Chinaski: ciao!
Cassiera: umpf.
Chinaski: mi dai una borsa?
Cassiera (a bassa voce): ha la nostra tessera?
Chinaski: sì, una.
Cassiera: ho detto se ha la nostra tessera.
Chinaski: ho capito. Sì, ne ho una.
Cassiera: me la dà, allora?
Chinaski: no. Oggi ho deciso di non usarla.
#
Cassiera: sono trentadue euro e 15 centesimi.
Chinaski porge venticinque euro.
Cassiera: ho detto trentadue e…
Chinaski: sì, avevo capito. Ma ho soltanto questi.
Cassiera: allora deve lasciare qualcosa.
Chinaski: sì.
Chinaski lascia parte della spesa. Poi se ne va, sorridente.
#
Cassiera (correndo verso Chinaski con la spesa): signore!!!
Chinaski (impassibile): cosa?
Cassiera: pant… pant… la sua spesa. L’ha dimenticata.
Chinaski: ah, no. Non la voglio più.
Cassiera: ma l’ha pagata.
Chinaski: sono ricco. La regali ai clienti più bisognosi.
#
Chinaski entra in ascensore e pesta un piede a una signora.
Signora: ahi!
Chinaski: così impari, puttana.
I NUOVI ARRIVATEI
Questo è un quartiere molto cattolico, me ne sono accorto subito. Quando sono arrivato mi sono imbattuto nel parroco (un cinquantenne con i capelli grigi, la testa quadrata e un alito che sapeva di polluzione notturna) il quale mi ha tempestato di domande abbastanza personali per poi minacciarmi dicendomi “ci conosceremo meglio” (sul fatto dell’alito che puzza di polluzione notturna ho una teoria. Siccome è una caratteristica di tutti i preti, anche quelli giovani, mi è venuto in mente che, forse, siccome non possono scopare e siccome non possono nemmeno farsi le seghe, beh, magari non è tanto l’atto in sé a dar fastidio alla Sacra Romana Chiesa, quanto l’eiaculazione. Voglio dire: stanno tutto il tempo a trovare precetti per rovinarsi la vita, questi cattolici, e poi, come al solito, la natura del corpo umano incasina tutto sognando Cicciolina che lo succhia a un cavallo. No, non potevano proprio accettarlo. Così, per farla breve, potrebbe essere che il Vaticano obblighi i preti a dormire con un catetere per la raccolta dello sperma (a quanto sto dalla scomunica?) e il tubicino del catetere finisca in un bicchiere che sta sul comodino e… Sarebbe in linea con la filosofia di quella religione, no? Stanotte ti sei divertito e adesso la paghi).
Quel “ci conosceremo meglio” mi sta tormentando.
Che cosa avrà voluto dire? No, perché sembra una di quelle frasi ambigue che preludono alla penetrazione (“perché non entriamo, così ci conosciamo meglio?” disse quella prostituta in quel film. Ma forse non era un film. Forse era la tizia che mi dava ripetizioni di educazione civica al liceo. “Non ho soldi”, le dissi. “Fa niente, pagherà tua madre quando viene”, mi rispose. “Gulp”, conclusi) oppure non so che altro, ma ha quel tanto di morboso che mi fa accapponare la pelle. Nella migliore delle ipotesi suona come le frasi che ci dicevano ai raduni dell’Acr (azione cattolica ragazzi. Sì, ne ho fatto parte e ne vado fiero: sono convinto che un uomo debba conoscere gli abissi in cui potrebbe farlo cadere la religione, prima di dirsi ateo responsabilmente), sapete, quelle cose che sembrano prese per il culo ma non lo sono, tipo “dobbiamo essere tutti amici”, “Gesù ci vuole bene”, “non c’è niente di male se lo tocchi”.
“Ci conosceremo meglio” ha fatto scattare lo stato di sicurezza su “Bravo” e così ho elaborato dei possibili sviluppi per difendermi.
Soluzione 1: disputatio
Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.
Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “… conosciamo meglio. Certo. Prima però voglio chiederle una cosa.”
Prete: “Dimmi, figliolo”.
Chinaski: “Dio ha creato l’universo, giusto?
Prete: “Sì.”
Chinaski: “Poi ci ha messo dentro l’uomo.”
Prete: “Sì.”
Chinaski: “Tutto qui?”
Prete: “Non ti seguo.”
Chinaski: “Voglio dire: non mi sembra questa gran cosa.”
Prete: “E’ l’opera più bella che…”
Chinaski: “Per forza, è l’unica. Anche mia cugina è la più bella figlia che sua madre abbia mai avuto. E L’Italia è la più bella Italia che c’è nel mondo. Oppure ha vinto qualche premio? Cos’è, c’è un concorso di creazioni universali, ogni dicembre, e noi non lo sappiamo?”
Prete: “Beh… ecco… forse è meglio se torno un’altra vol…”
Chinaski: “E poi non mi sembra mica tanto perfetto, il creato. E nemmeno l’uomo. Guardi, stamattina mi sono alzato e mi sono trovato questo brufolo sulla punta del naso. Lo vede il puntino giallo? C’è del pus, lì dentro… le sembro perfetto?”
Il prete si allontana, spaventato. Chinaski lo insegue fin nel cortile, il prete si mette a correre. Chinaski esce in strada, in ciabatte, urlando: “LE SEMBRO PERFETTO, PADRE???”. Poi si scalza una ciabatta e la tira al prete, mancandolo.
Soluzione 2: rapimento
Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.
Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “Certo. Venga.”
Il prete entra. Appena volta le spalle, Chinaski lo immobilizza puntandogli un rompighiaccio alla gola. Poi, rivolgendo lo sguardo al soffitto, dice:
Chinaski: “Adesso farai tutto quello che ti dico o lo ammazzo!!! Hai capito???”
Prete (nervoso): “Come pensi che il soffitto possa aiutarti, figliolo?”
Chinaski: “Ah, adesso è un soffitto, eh?”
Soluzione 3: Controtempo
Chinaski suona alla porta della canonica. Il prete va ad aprire.
Prete: “Figliolo!”
Chinaski: “Salve, posso entrare?”
Prete: “Ma certo!”
Chinaski entra e poggia uno zaino su un tavolo. Ne estrae una scimmietta di peluche.
Poi si rivolge al prete.
Chinaski: “Dove vuole che la metta?”
Prete: “Come dici?”
Chinaski (mostrando la scimmietta): “Dove vuole che la metta?”
Prete: “Non capisco. Che cos’è?”
Chinaski: “E’ il simbolo della nostra religione. La scimmietta. Non ha mai sentito parlare della religione della scimmietta?”
Prete (stranito): “No.”
Chinaski: “Oh, è una bella religione, ed è molto più antica della sua, padre, visto che le scimmie erano su questo pianeta prima dell’uomo. Ecco. Noi crediamo che, siccome l’uomo discende dalla scimmia, è molto più probabile che Dio somigli a una scimmia, piuttosto che a un uomo? Non lo trova meravigliosamente logico?”
Prete: “E’ una religione che vi siete inventati voi!”
Chinaski: “Senti chi parla.”
Prete: “Se è uno scherzo non fa ridere. Stai bestemmiando, figliolo. Sei drogato?”
Chinaski: “Macché. Allora, dove la posso mettere?”
Prete: “Da nessuna parte! Per Diana!”
Chinaski: “Va beh. Noi non amiamo insistere.”
Chinaski appoggia la scimmietta sul televisore. Poi prende dallo zaino una videocassetta delle vacanze estive con il Peggiore, Crapamal e tutta quell’altra gente sporca e cattiva. Si siede sul divano e invita il prete a seguire il filmato.
Chinaski: “Qui viene spiegato tutto.”
Prete: “Ti prego di andartene.”
Chinaski (sorpreso): “ Ma proprio non le interessa la nostra religione?”
Prete: “Va via.”
Chinaski (dispiaciuto): “Va beh, nessun rancore. Noi non vogliamo convertire la gente a tutti i costi. In fondo potremmo anche sbagliarci, no? Eh eh…”
Prete: “Infatti.”
Chinaski: “Comunque le lascio la scimmietta, caso mai ci ripensasse.”
Prete (rabbonito): “Grazie, grazie. Ti devo qualcosa per la… ehm…?”
Chinaski (indignato): “Cosa? Oh no. Non lo facciamo per i soldi.”
Soluzione 4: Rivelazione
Suonano alla porta. Chinaski va ad aprire.
Chinaski: “Salve.”
Prete: “Ciao. Posso entrare. Così ci…
Chinaski: “Sono l’Anticristo.”