io ho risposto...
certo che ti rispondo piccolina!
se non mi son fatta sentire è stato solo perchè non sapevo come l'avevi presa, cosa avevi pensato, come avevi reagito... sabato più passava il tempo e più ti sentivo distante e assente, e comunque quello che abbiamo vissuto è qualcosa di forte, che dà sensazioni diverse, e la reazione non è mai molto prevedibile.
è stata un'emozione nuova anche per me, al momento era come se mi rifiutassi di credere che mi aveva toccata nel profondo, invece è stato così e non potrebbe non essere così credo, nel bene o nel male. la mia mente sta elaborando pian piano quello che ha provato, anche se il mio corpo fin da subito si era reso conto che si trattava di qualcosa di forte. anch'io non mi sono pentita, è stato un momento e ce lo siamo vissute, è stato bello. ci sarebbero ancora moltissime cose da dirsi, ma forse è meglio dirsele a voce, il nostro amico ha ragione, parlarne aiuta, fa bene. io ho avuto lui in questi giorni, tu invece credo che non ti sia potuta sfogare quasi per nulla.. anche per questo avevo paura che avessi reagito male, da soli è tutto incredibilmente più difficile.
se avrai voglia di parlarne, in qualsiasi momento, potrai contare su di me.
grazie per quello che hai scritto
chiara
lei ha scritto....
18 febbraio
nuove emozioni
Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica. Non v’è più bellezza, se non nella lotta.
La guerra è bella, perché – grazie alle maschere antigas, ai terrificanti megafoni, ai lanciafiamme ed ai piccoli carri armati – fonda il dominio dell’uomo sulla macchina soggiogata. La guerra è bella perché inaugura la sognata metallizzazione del corpo umano. La guerra è bella, perché arricchisce un prato in fiore delle fiammanti orchidee delle mitragliatrici. La guerra è bella perché riunisce in una sinfonia il fuoco di fucili, le cannonate, le pause tra gli spari, i profumi e gli odori della decomposizione. La guerra è bella, perché crea nuove architetture, come i grandi carri armati, le geometriche squadriglie aeree, le spirali di fumo elevantisi da villaggi bruciati e molto altro ancora… i poeti ed artisti del futurismo… si ricordino di questi principî di un’estetica della guerra, perché da essi venga illuminata… la loro lotta per una nuova poesia e una nuova plastica!
giovedì abbiamo fatto lo spettacolo sul "giorno della memoria" (che in realtà s'intitola "voci annodate" ma lo abbiamo scoperto giovedì stesso)
è stato bellissimo... farlo mi ha dato delle sensazioni stupende, ma forse per la prima volta nella mia vita è stato ancora più forte il desiderio di guardarlo. Avrei voluto vederlo dal vivo, non da una ripresa (perché non è MAI la stessa cosa), ma avrei voluto anche vederlo con me dentro, perché lo spettacolo, seppur di poco, è condizionato da ognuno di noi. In pratica avrei dovuto sdoppiarmi a lasciar fluttuare la mia AURA (eheh scusate, deformazione per lo studio intensivo di estetica) al di sopra dell’auditorium per potermelo gustare al meglio.
Comunque lo spettacolo è piaciuto molto, abbiamo ricevuto tanti complimenti sinceri e una prof per la quale nutro un profondo rispetto mi sembrava colpita. L’unica pecca è che con questa prof poi non sono riuscita a parlarci, e avrei troppo voluto sapere i suoi apprezzamenti e soprattutto le sue critiche!
Vi trascrivo il mio piccolo monologo, intrecciato insieme agli altri piccoli monologhi che non vi trascrivo per non rovinarvi la sorpresa (lo rappresentiamo il 12 febbraio al Parco delle Groane, a Solaro, verso le 11, venite a vederci!!)
Il bambino si chiamava Khalil e aveva il volto e le mani, o quel che ne restava, coperti da abbondanti fasciature.
“E’ stato ferito da una mina giocattolo, quelle che i russi tirano sui nostri villaggi”, disse Mubarak, l’infermiere che faceva anche da interprete.
In sala operatoria ho tolto le bende: la mano destra non c’era più, sostituita da un’orrenda poltiglia simile ad un cavolfiore bruciacchiato, tre dita della sinistra completamente spappolate. “Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’hanno raccolto sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi”.
Dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo. Vengono giù a migliaia, lanciate dagli elicotteri a bassa quota. Mine giocattolo, studiate per mutilare bambini. Le gettano sui villaggi, come fossero volantini pubblicitari che invitano a non perdere lo spettacolo domenicale del circo. La forma delle mine, con le due ali laterali, serve a farle volteggiare meglio. In altre parole, non cadono a picco ma si comportano proprio come i volantini, si sparpagliano qua e la su un territorio molto più vasto.
“Sono fatte così per una ragione puramente tecnica – affermano i militari – non è corretto chiamarle mine giocattolo”. Ma a me non è mai successo, tra gli sventurati feriti da queste mine, di trovarne uno adulto. Neanche uno, in più di dieci anni. Tutti rigorosamente bambini.
La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta, ci vuole un po’ di tempo - funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie, insomma, può portarsela a casa, mostrarla in cortile agli amici che se la passano di mano in mano, ci giocano.
Poi esploderà. E qualcun altro farà la fine di Khalil.
Ho visto troppo spesso bambini che si risvegliano dall’intervento chirurgico senza una gamba, o senza un braccio. Hanno momenti di disperazione. Poi incredibilmente si riprendono. Ma niente è insopportabile per loro come svegliarsi nel buio. I pappagalli verdi li trascinano nel buio. Per sempre.